Il progetto Jaramme dell’associazione C.R.E.A. vuole essere l’ennesimo tentativo di dare voce alle differenze, rendendo omaggio al poeta Albino Pierro nel centenario della sua nascita (1916- 2016). L’idea di Francesco Gallo e Vito Valente – in collaborazione con il Parco Letterario Albino Pierro di Tursi – è quella di riprendere il filo di un discorso che, a partire dalla riflessione sul senso e sulla possibilità di fare poesia oggi, possa raccontare i versi ed il mondo di uno dei più grandi poetidel ‘900. Nei decenni passati il poeta lucano era stato amato ed apprezzato dai maggiori critici letterari italiani e stranieri sino ad arrivare ad un soffio dal premio Nobel per la letteratura. Poi il discorso su Pierro si è interrotto, è scivolato nell’oblio della consueta trascuratezza culturale italiana. L’ambizione della pubblicazione di Orecchio Acerbo è quella di dipanare quel filo, scioglierlo dalle incrostazioni del tempo e delle mode per ridare voce e suono alle parole di un poeta fuori dal comune. Questo libro destinato ai più piccoli è il primo felice momento del nostro lavoro sul mondo di Don Albino, il secondo sarà la scrittura e la messa in scena di uno spettacolo teatrale dedicato al racconto della sua vita e del suo mistero poetico: scrivere versi nuovi con parole vecchissime, narrare sentimenti antichi da uomo moderno.

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Leggiamo questo piccolo libro di Pierro in un italiano nitido e sonante, quello in cui lo stesso autore riscrisse, o tradusse nel senso di trasportare e reiventare, la sua storia in versi composta nel dialetto di Tursi, il piccolo paese della Basilicata in cui era nato nel 1916. Un dialetto, quello tursitano, denso e umoroso, fra i più chiusi ma anche fra i più espressivi dei vari dialetti che hanno dato alla poesia italiana del Novecento opere considerevoli, oltre a un patrimonio di parole e di significati che l’hanno resa anche più ricca e feconda. (Fu Pier Paolo Pasolini insieme a Mario Dell’Arco a raccogliere, nei primi anni Cinquanta, in un’antologia nuova e preziosa, il meglio della poesia dialettale italiana, fino allora tenuta per minore. Negli anni Novanta Franco Brevini ha curato una seconda antologia, anche più ampia, di poesia in dialetto, promuovendola ad altissima forma letteraria.) Torniamo a Pierro e al suo E non mi fermo. Vi si racconta, con grazia e tenerezza, anche con asprezza commovente, la giornata di un bambino. Quel bambino è lo stesso poeta negli anni lontani della sua infanzia: sono gli anni di un’Italia, in un minuscolo paese del Sud contadino, ancora intoccata dai mutamenti della modernità. Ed è proprio questa genuinità, e innocenza dal progresso, a rendere alla poesia, e alla maggiore poesia, gli eventi, i colori, le emozioni qui accolte e descritte e rivissute.

È la storia di un’infanzia solitaria, pure ben attenta a quanto la circonda, che soprattutto è toccata dall’immaginazione e da una sottilissima sensibilità. Per ciò vede e sente come nei velami di un sogno ora dolcissimo, ora spaventoso. Un sogno di forti luci e di ombre folte. Il bambino nelle stanze chiuse, nel poco sole che proviene dalle finestre socchiuse, nei lunghi pomeriggi silenziosi, nei giochi arrischiati, coglie verità nascoste, accosta misteriose presenze. E si racconta quel che va comprendendo, che un poco lo impaurisce, un poco lo esalta e rallegra. E la povera casa, gli oggetti della quotidianità i più umili, le voci che vengono di fuori, e la faticosa esistenza di chi lavora nei campi, il porco che grufola e viene assalito dai bambini, la povera bestia destinata a uno scannamento che per la famigli è una festa, e il bambino caricato in un cesto sul dorso dell’asino, e il sole accecante dell’estate, le cupezze dell’inverno, e il piccolo uomo che cresce allacrudeltà degli adulti, e il ricordo che slarga nostalgie, e un mondo amato che lamemoria rende nitido e remoto al tempo stesso. Pierro – in questo libro composto di versi liberi, diviso in dodici capitoli che sono dodici poesie ognuna in se stessa risolta in una musica lieve e avvolgente – ci consegna quei beni insostituibili che possono venire solo da quella profonda e provata qualità del sentire che l’infanzia, più di ogni altra età, può e sa dare.

Elio Pecora

E non mi fermo, poesie di Albino Pierro, Orecchio Acerbo, Roma

Con una postfazione di Elio Pecora

Illustrazioni di Mara Cerri

Scelta delle poesie Francesco Gallo e Vito Valente,